Noi abbiamo paura

Newsletter n. 71 del 30 marzo 2022

Cari Amici,

abbiamo avuto in questi giorni molti inviti a non avere paura. Ci ha detto Biden dal castello di Varsavia di non avere paura di Putin, come papa Wojtyla ci aveva detto di non avere paura di Cristo; ha poi risposto, interrogato dai giornalisti alla Casa Bianca, di “non ritrattare nulla” di quanto aveva affermato in quel discorso, che il macellaio cioè deve essere allontanato dal potere, il che vuol dire non temere di spargere sangue occulto a Mosca

Molti inviti a non avere paura

Ci ha detto Zelensky di non giocare a ping pong ritardando il dono delle armi, ma di avere anche solo l’1 per cento del coraggio dei suoi soldati che reggono a missili, bombe e stragi di bambini; ci ha ripetuto il ministro della cultura ucraino dai nostri teleschermi (del servizio non pubblico) di non avere paura di Putin, congedandosi da noi col gesto della mano atteggiato al “V” della vittoria, che ben conosciamo perché anche a noi fu detto “Vincere! E vinceremo”, come infatti accadde con armate straniere che si combatterono sul nostro suolo e dal cielo distrussero le nostre città.

…perché Putin ha già perso

Poi, sempre in TV, zittiti i dissenzienti, donne invitte dallo sguardo acuminato, in controtendenza rispetto al luogo comune che le donne sono fatte per la pace, ci hanno detto, mentre si aprivano i negoziati a Istanbul, che non c’è da temere perché Putin ha già perso, la Russia è prossima alla resa e anzi sta per implodere; né temono i nostri dirigenti una crisi di governo pur di mandare armi e profondere spese militari per le guerre d’Europa; siamo pieni dunque di incoraggiamenti a non temere la guerra, a portarla a buon fine, a inneggiare a chi la combatte fino al suo radioso esito, come una volta accadeva per tutte le guerre, che è la vittoria.

Invece noi abbiamo paura

Invece noi abbiamo paura. Abbiamo paura che della Terra, ormai incuranti del carbone e del clima, si faccia un inferno, ma non l’inferno di aggiornate e demitizzanti teologie, ma proprio l’inferno come è descritto da Dante, una selva selvaggia percorsa da fiumi di sangue, cosparsa di distese di tombe, dove la fame è irrogata e vendicata mangiando l’uno la carne dell’altro (canti I, IX, XII, XXXIII); abbiamo paura che le città più belle del mondo, anche se per prudenza non invase, siano distrutte e uccisi gli abitanti ma soprattutto i bambini, per i quali è politicamente corretto inorridire di più.

….di perdere ciò per cui abbiamo combattuto per tutta la vita

Abbiamo paura di un mondo dove a essere cancellato o ridotto alla condizione di paria sia un mezzo continente come la Russia; abbiamo paura che le ultime notizie, magari come allora nascoste nelle “brevi” e poi a lungo secretate, ci informino di un’azione altamente meritoria e densa di valori imperituri come quelle compiute a Hiroshima e Nagasaki; abbiamo paura di perdere non la vita, ma ciò per cui abbiamo combattuto per tutta la vita: per la pace, la libertà, l’onore, la difesa dei popoli martoriati ed oppressi dalle colonie, dagli Imperi, dalla Trilaterale, dagli Esodi, dalle guerre bipartisan, dalla fame, dalla “giustizia infinita” inalberata per gratificare il mondo intero della democrazia, dei respingimenti, dei porti chiusi e delle estradizioni; così come abbiamo combattuto contro le operazioni alla “Desert Storm” per annientare Stati canaglia e terrorismi, o contro i missili stranieri da Comiso puntati contro l’Ungheria.

Non ci vergognamo a dirlo

Abbiamo paura che tutto questo sia stato vano, e non ci vergogniamo a dirlo, perché quando tutto è travolto anche la ragione e il pudore sono perduti.
Pubblichiamo nel sito un articolo di Tommaso Di Francesco (che informa su ciò che veramente accade, dell’America che dalla guerra tutto ci guadagna e dell’Europa che tutto ci perde), un articolo di Antonia Sani, per andare oltre i luoghi comuni, il discorso di papa Francesco alle donne, su ciò di cui dobbiamo davvero vergognarci e un articolo di Domenico Gallo sul suicidio dell’Europa.
Con i più cordiali saluti

NOI ABBIAMO PAURA

www.costituenteterra.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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