Alberto Negri severissimo ma sempre gentiluomo non interviene sull’overdose di tormentoni televisivi molto personalizzati e criticati, ma non fa sconti ai vertici aziendali Rai che, oltre a capire decisamente poco di televisione, anche sulla politica internazionale e sullo stesso ruolo dovuto di un sevizio pubblico, hanno qualche grosso problema.
Putin censura, mette in gabbia i giornalisti e gli oppositori e noi lo seguiamo come delle pecore
La Rai chiude le trasmissioni da Mosca
Una misura definita dall’azienda “necessaria per tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell’informazione relativa al Paese”, arrivata dopo l’approvazione della normativa che prevede forti pene detentive per la pubblicazione di notizie ritenute false dalle autorità. “Le notizie su quanto accade nella Federazione Russa verranno per il momento fornite sulla base di una pluralità di fonti da giornalisti dell’Azienda in servizio in Paesi vicini e nelle redazioni”. Cioè ben lontano dalla Russia.
Tra bugia e stupidità
Però gli inviati a Kiev possono andare perché sono dalla parte giusta della storia. Anche se in Ucraina rischiano la pelle, sotto le bombe, molto di più coloro che stanno a Mosca. La sospensione dei servizi dalla Russia in base a ragioni di sicurezza quindi è puerile. I canali occidentali come la Bbc hanno sospeso il servizio perché avevano un canale in russo con giornalisti locali che potevano ricadere sotto le leggi di Putin. Al massimo i giornalisti italiani rischiavano l’espulsione.
Allineati e coperti su spinta di chi?
In realtà il Paese, cioè l’Italia, non è ritenuto dagli americani e dalla Nato un alleato affidabile quindi meglio togliere audio e video. E i media ufficiali italiani si adeguano ancora prima che venga una richiesta esterna e si autocensurano seguendo le migliori tradizioni del giornalismo italico. Giornalismo fascista ai tempi del fascismo, democristiano con i democristiani, comunista e socialista quando faceva comodo per fare carriera, in Rai e altrove. In questi giorni hanno persino attaccato il corrispondente da Mosca, Marc Innaro, perché i suoi servizi infastidivano.
Sulla scia di Putin
Putin censura, mette in gabbia i giornalisti e gli oppositori e noi lo seguiamo come delle pecore. Siamo a caccia di russi agiati e di oligarchi che fino al giorno prima venivano omaggiati come sponsor di sport, arte e cultura. Persino l’ambasciata italiana a Mosca è stata restaurata con soldi russi. E il capo della delegazione russa che tratta con gli ucraini sotto le bombe di Putin, Medinsky, ha ricevuto non tanto tempo fa una laurea honoris causa da Cà Foscari. Un po’ come nel caso libico. Il 30 agosto 2010 Gheddafi era ricevuto a Tor di Quinto a Roma da 5mila politici, industriali e dignitari italiani con il cappello in mano davanti al raìs. Sei mesi dopo l’Italia si univa alla Nato per bombardare il suo maggiore alleato nel Mediterraneo.
Liste di proscrizione
E ora si va alla caccia degli artisti russi mentre dei poveracci sui giornali compilano liste di proscrizione di veri o presunti simpatizzanti del bandito di Mosca. L’Italia rimane quella minima potenza descritta da Prezzolini, Flaiano, Risi, Monicelli e tanti altri. “Ma Robe’, che te frega delle tristezze”, diceva nel ‘Sorpasso’ Gassman a Trintignant.
di Massimo Marnetto Se la Meloni si vantava di metterci la faccia, Vannacci è orgoglioso di metterci la feccia. Lei si è presentata come una underdog sfavorita; lui arriva con la sua sporca dozzina. Lei ha fatto fortuna con il blocco navale; lui rilancia con la remigrazione. Non importa che il blocco navale non sia possibile o cheContinua a leggere “Vannacci e “la sporca dozzina“”
“Numeri da brivido”, scrive Remocontro. Si fa per dire, naturalmente. Sappiamo bene che i brividi vengono con l’identificazione. “Pensa, se fossi tu a quel posto”. Sui lettori di un giornale come sui telespettatori fanno più effetti le vicende individuali di quelle collettive. Sulla considerazione di queste ultime da parte dei più ha quasi sempre laContinua a leggere “Oxfam: massacri e ‘pulizia etnica’ dei Coloni in Cisgiordania”
Il titolo non sorprende. A leggere le cronache sul Medio Oriente, capita quasi sempre di restare con più domande che risposte esaurienti sulla situazione. A cominciare dal perché e per come, decenni dopo la fine del colonialismo, si finisca ancora col cercare queste ultime nelle vicende politiche di Stati che stanno a migliaia di chilometriContinua a leggere “Tra Iran e Usa un accordo-fantasma che solleva dubbi”
Chissà se in Francia, trascorsa la mediocre esperienza della presidenza Macron, il radicalismo di sinistra riuscirà a battere quello di Marie Le Pen e della destra. Chissà se, girato il vento, toccherà finalmente al leader di “France insoumise“ di vincere l’anno prossimo, proprio con l’appoggio dei giovani, la gara per l’Eliseo. (nandocan) Massimo Nava suContinua a leggere “La marea giovane di Mélenchon contro la destra in Europa”
“Un punto di vista di parte sulle tecnologie”, sottolinea l’autore, riferendosi, con un compiacimento che peraltro condivido, alla recente enciclica di Papa Leone XIV sull’Intelligenza artificiale. Non è mai troppo tardi per richiamare alla vigilanza sull’impiego delle nuove tecnologie digitali. Eppure sono molti anni che autorevoli esperti della materia – penso anche al collega eContinua a leggere “Disarmare l’Intelligenza Artificiale”
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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