Roma, 24 dicembre 2021 – “O mi prendete per il Colle o non mi avete affatto”. È forse questa, secondo Massimo Villone che ne ha scritto oggi lucidamente sul “Manifesto”, la”diffida quirinalizia” nascosta nelle risposte di Mario Draghi durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno convocata dall’Ordine del Giornalisti. Accompagnandola – ed è soprattutto questo che colpisce l’attenzione di Villone e non lui soltanto – da una “celebrazione dei risultati conseguiti dal governo. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è avviato, gli obiettivi fin qui fissati sono stati tutti raggiunti, e c’è solo da andare avanti senza esitare e tenendo ferma la barra del timone”.
“Ma è proprio così? – domanda retorica dell’autore, ma non lui soltanto. “Emergono dati incompatibili con l’ottimismo di Draghi. I posti di lavoro a tempo determinato o a part time involontario sono assolutamente prevalenti, in specie per donne e giovani, e soprattutto al Sud. Le diseguaglianze sono devastanti, e tendono ad aumentare. Le analisi più accreditate dicono che nel giro di qualche anno torneremo a ritmi di crescita “normali”, con il Sud che procede a un passo più lento del Nord”.
Dunque, prosegue Villone, il “progetto lungimirante di paese più competitivo in quanto più unito esiste forse a parole, ma non nei fatti. Il Pnrr sempre di più appare come strumento di recupero della precedente “normalità”, divisa e diseguale, con lo stesso Nord ridotto a retrobottega di economie più forti, dalle cui sorti e scelte dipendeva, dipende e dipenderebbe ancora in futuro. Nel rapporto Svimez 2021 da ultimo presentato si dà conto della caduta rovinosa del nostro Nord nelle statistiche territoriali europee, con perdite di decine di posizioni per chi – come Lombardia, Veneto, Piemonte – assume di essere la punta di diamante del paese (in specie, cap. 22). Regioni come la Toscana o l’Umbria si avvicinano al Mezzogiorno”.
“Sono cifre mai smentite, e delle quali consigliamo la lettura -conclude Massimo Villone – In mancanza di una vera strategia nuova e alternativa, è il ritorno a tutto questo che Draghi celebra per il suo governo. Sarà bene che il nonno delle istituzioni, ovunque si trovi, si faccia venire qualche idea fresca e giovanile per il futuro”.
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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