Chi ha rilanciato il servizio Rai del 2015? E perché? Le domande necessarie al tempo dell’emergenza

Risposta fin troppo facile. Non è la prima volta che la passione ansiosa per il cosiddetto “scoop” prevale non soltanto sul dovere della verifica e sul senso di responsabilità ma perfino sulla più elementare prudenza sia pure in un contesto sociale emotivo e pericoloso come è quello che stiamo vivendo (nandocan) 

***di Vittorio Di Trapani, 26 marzo 2020* – All’improvviso, proprio mentre i dati sul contagio cominciano a lasciare margini per un po’ di ottimismo e di fiducia sulle misure adottate e la trasparenza messa in campo, la rete e tutti i social vengono inondati da un servizio della Rai del 2015.

I fatti.

Nel 2015 la rubrica “Leonardo” della TgR fa – correttamente – un servizio su una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature nella quale si dà conto della creazione di un virus in laboratorio.
La ricerca viene pubblicata da Nature Medicine il 9 novembre 2015. Su Nature il 12 novembre.
Il servizio di Leonardo è del 16 novembre. Attualità, direi.

Questo il link per verificare:
https://www.nature.com/…/engineered-bat-virus-stirs-debate-…

Il 19 marzo 2020, ovvero 6 giorni prima della diffusione virale del servizio di Leonardo, lo stesso autore del servizio fa un nuovo servizio nel quale dice con chiarezza che il Covid19 non ha alcuna correlazione con il coronavirus creato in laboratorio. Questo l’attacco del pezzo: “No, non è stato l’uomo a crearlo”.

Lo trovate qui:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10158062246283158&id=61555958157

Ora la domanda

Chi e perché ha rimesso in circolo quel video del novembre 2015? Perché non ha dato conto che 6 giorni prima lo stesso autore ha fatto un altro servizio che chiarisce l’origine umana del Covid19? E come mai il video di Leonardo è diventato virale in tempi così rapidi?

Ecco, oggi mi dedicherei a questo.
1- Who? – Chi? – Interessante da scoprire.
2- What? – Cosa? – Questo è noto: il servizio diventato virale.
3- When? – Quando? – Questo è noto: ieri.
4- Where? – Dove? – Questo è noto: nella infosfera.
5- Why? – Perché? – Ecco questa è la domanda più interessante: perché?

Chi? E perché?

*da Articolo21.org, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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