Roma, 14 gennaio 2020 – Poiché non è ancora noto il testo sul celibato dei preti inviato dal “Papa emeritus”, come Ratzinger si auto definisce nella sua carta intestata, al Cardinale Sarah autorizzandone, sostiene quest’ultimo, la pubblicazione su un libro che dovrebbe (avrebbe dovuto) recare in copertina nomi e foto dei due alti prelati, non si comprende bene quanto vi sia di gossip mediatico su questo presunto “giallo” e quanto di vero sulla “spaccatura della Chiesa cattolica” di cui si legge nei titoli di giornale. Di concreto, sul tema del celibato, c’è la richiesta di un gruppo di vescovi nel recente sinodo sull’Amazzonia, di autorizzare l’ordinazione sacerdotale in caso di necessità per alcuni “diaconi permanenti sposati” e la definizione data da Francesco del celibato ecclesiastico come “dono alla Chiesa” accanto peraltro a una dichiarata contrarietà al matrimonio dei chierici prima del diaconato. Ma c’è soprattutto – e non da ieri – una feroce opposizione del tradizionalismo cattolico alle novità teologiche e pastorali dell’attuale pontificato, opposizione che fa notoriamente riferimento ad ambedue i protagonisti della vicenda. E se il Papa “emeritus”, incaricando il suo segretario, l’arcivescovo Georg Gänswein, di chiedere la rimozione della doppia firma dal libro, sembra oggi (tardivamente) pentito di avere contribuito ad alimentare la “fronda” curiale, il cardinale guineiano, prefetto della Congregazione del Culto Divino, interviene perfino su twitter tutt’altro che preoccupato di tanta (inattesa?) pubblicità.
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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