Funziona così: produrre leggi farraginose per applicare le quali servano procedure complicate e controlli difficoltosi. Difficili da interpretare, assicureranno un buon margine all’elusione di amministratori scorretti, azzeccagarbugli e giudici bendisposti. Se poi tutto questo non basta, si può sempre decidere di SBLOCCARE (nandocan)
***di Massimo Marnetto, 19 marzo 2019 -“Sbloccare” è un verbo ricorrente nella politica nazionale.
E porta con sé l’idea che il rispetto delle regole ordinarie sia un “blocco”, un freno, un rallentamento insostenibile per la dinamicità richiesta dall’economia nazionale. Occorre quindi derogare, cioè de-controllare, de-prevenire, perché trasparenza e correttezza costano troppo tempo. E noi – sembrano dire al Governo – non abbiamo tempo da perdere in questi dettagli. Non importa che così si aprano praterie alla corruzione, perché al Governo sono convinti che è meglio la corruzione che la stagnazione dovuta al rispetto delle regole.
E allora via con affidamenti diretti dei lavori, procedura negoziata tra pochi intimi per importi più alti e ampliamento a piacere del subappalto, con somma felicità delle grandi ditte per la loro rendita intermediaria e della criminalità organizzata che può tarlare le opere pubbliche con i suoi profitti.
E’ questa la ricetta di Salvini e Di Maio per rilanciare il Paese? No, grazie.
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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