Acqua, dissalatore italiano low cost, soluzione a guerre e carestie?

Dovrebbe bastare una notizia come questa per convincersi dell’importanza di investire nella ricerca di nuove tecnologie (nandocan)
***di Alessandro Fioroni, 2 gennaio 2019* – Entro il 2025, secondo stime elaborate dalla Fao, almeno 2miliardi di persone nel mondo potrebbero trovarsi nella situazione di non disporre di acqua potabile sufficiente durante la giornata. Si tratta di proiezioni impressionanti sia per l’entità delle cifre sia per il tempo esiguo che rimane a disposizione per trovare soluzioni. Nel frattempo i cambiamenti climatici e l’effetto serra stanno provocando desertificazione o fenomeni atmosferici violentissimi che fanno prefigurare un futuro che potrebbe rivelarsi nefasto.

La soluzione italiana
Inoltre l’acqua rappresenta la risorsa per la quale sono in corso alcuni conflitti, a bassa intensità, ma continui, come quello tra Pakistan e India o tra israeliani e palestinesi. Per questo motivo diversi team di scienziati sono al lavoro nelle università e centri di ricerca sul pianeta. Non fa eccezione l’Italia dove sembrerebbe essere stata trovata almeno una parte delle possibili soluzioni. Un team di ingegneri, al lavoro nel Clean Water Center del Politecnico di Torino, ha messo a punto una semplice macchina che produce letteralmente acqua potabile. In che modo? Riuscendo a dissalare l’acqua del mare. Sembrerebbe l’uovo di Colombo ma non è così.

Sfruttare mare e sole
In realtà rimuovere il sale dall’acqua di mare richiede una quantità di energia da 10 a 1000 volte maggiore rispetto ai tradizionali metodi per rifornirsi di acqua dolce, ossia deviare i fiumi o si di pompe idrauliche come quelle per i pozzi. Un problema enorme sul quale i ricercatori italiani stanno studiando un metodo apparentemente semplice: usare il calore del sole.
Eliodoro Chiavazzo, Francesca Viglino, Matteo Fasano, Matteo Morciano e Pietro Asinari del Dipartimento Energia dell’ateneo torinese hanno così costruito un prototipo di dissalatore capace di trattare l’acqua marina. Gli scienziati hanno preso spunto dalla natura studiando a fondo come le piante riescono a trasportare l’acqua dalle radici alle piante depurandola.
La soluzione sta nella creazione di membrane porose che una volta riscaldata l’acqua salata separano quella potabile evaporata impedendo che si rimescoli. I primi esperimenti sono stati compiuti a Varazze, in Liguria. I risultati delle sperimentazioni sono stati molto soddisfacenti: si riescono a produrre fino a 20 litri al giorno di acqua potabile per ogni metro quadrato esposto al sole.

Costi bassi e applicazioni infinite
Nessun costoso macchinario dunque, una produzione di acqua a basso costo che potrebbe rappresentare una vera e propria svolta soprattutto in quei paesi colpiti da siccità frequenti o calamità naturali. Ovviamente si stanno cercando anche dei finanziatori per accelerare il lavoro ma a questo punto le applicazioni di questo metodo potrebbero essere notevoli. Si pensi ad esempio a coste isolate difficili da raggiungere per trasportare acqua. Ma un passo successivo potrebbe essere poi la costruzione di orti galleggianti in zone sovrappopolate. Inoltre si potrebbe ovviare all’eccessivo sfruttamento delle falde che causa spessa intrusioni saline o trattare acque inquinate da impianti industriali o minerari.

*da Remocontro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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