L’esibizione show del premier israeliano Netanyahu con frammento di drone iraniano al vertice antiterrorismo di Monaco. Il Diavolo Assoluto per uno, che non coincide quasi mai col resto del mondo e spesso anche con una parte degli alleati. Intrecci d’odio più complessi e pericolosi di quelli d’amore*.
- Turchia. Nemico assoluto per Ankara, i curdi e le loro ambizioni indipendentiste. In Siria l’Yp . l’Ankara simil imperiale di Erdogan rivendica addirittura parti delle province settentrionali di Idlib, Aleppo, Raqqa e Hasakah e punta a creare ‘zone cuscinetto, protettorati gestiti da truppe turche e ribelli anti-Assad. Annessioni di fatto, e cacciare lo Ypg dalle aree curde.
L’alleanza fra curdi e americani ha spinto la Turchia a rovesciare le sue alleanze. Unita alla Russia, principale alleato di Assad, pur di sconfiggere Ypg. - Iran. Le milizie sciite addestrate dai Pasdaran. Theran ha costruito una rete di basi a supporto delle milizie sciite alleate. In Siria ci sarebbero 20-30 miliziani iracheni e 10 mila afghani, inquadrati da ufficiali dei Pasdaran. Con i russi gli iraniani condividono la base T4 a Palmira, con qualche tensione: Mosca contraria a provocazioni contro Israele.
Teheran ambigua verso la Turchia e i curdi. Ostile ai curdi nell’Est, quelli di casa sua, li sostiene ad Afrin. Appoggia le azioni turche anti-Usa ma combatte i suoi alleati arabi, Jaysh al-Khor e Ahrar alSham, islamisti sunniti, dettaglia Giordano Stabile su La Stampa. - Governo siriano. La Siria di Assad che esiste ancora solo grazie alla Russia. A sua volta uno dei perni dell’asse sciita della «resistenza» anti-Israele. Dopo essere stato più volte sull’orlo della sconfitta, ora Assad controlla il 65% del territorio e l’80% della popolazione. L’esercito, ha rapporti storici con l’Urss, ora incarnata dalla Russia di Putin, oggi più «laici» e in funzione antiamericana. La Turchia è stata il principale avversario assieme all’Arabia Saudita, per l’appoggio agli insorti sunniti. I rapporti restano tesissimi, nonostante la mediazione russa.
- Curdi. I curdi siriani si sono dati un autogoverno dopo il ritiro delle forze governative dal Nord-Est della Siria. II potere è monopolizzato dal Pyd, Partito dell’Unità Democratica, e dal suo braccio armato Ypg con ideologia laica e socialista. II Pyd è nato su spinta del Pkk turco-iracheno, dopo che Assad padre si era accordato con la Turchia ed aveva espulso il leader Abdullah Ocalan.
I curdi hanno un rapporto ambivalente con Damasco. Li uniscono i nemici comuni: Turchia e gruppi jihadisti sunniti. Li divide l’alleanza dello Ypg con gli americani. - Stati Uniti. Vicini ai gruppi ‘moderati, contro il governo di Damasco, sostenuti in soldi e armi. A partire dalla fine del 2013, con la prevalenza sul terreno dei jihadiasti di Al-Qaeda e poi dell’Isis, hanno cambiato strategia e puntato sui curdi per fermare lo Stato islamico senza dover riconoscere Assad, ma per garantirsi una presenza in funzione anti-Iran e anti-Russia.
Hanno 13 basi e 2000 militari nel Nord-Est. Hanno rapporti ambigui con la Turchia: non vogliono rompere con un Paese chiave della Nato ma neppure abbandonare i curdi. - Russia. Mosca è intervenuta il 30 settembre 2015 a fianco di Bashar al-Assad. Ha inviato fino a 50 cacciabombardieri ed elicotteri d’assalto. Dispone di una base aerea a Hmeimim, una navale a Tartus, e una avanzata vicino a Palmira. Sul terreno la sua azione affianca quella di Hezbollah e iraniani, ma non è un’alleanza organica.
Con i curdi dello Ypg i rapporti appaiono ambigui. Li sostiene ad Afrin, ma li combatte, in quanto alleati degli Usa, nella provincia di Deir ez-Zour. Mosca non è entusiasta dell’aiuto di Assad ai curdi per i suoi rapporti con la Turchia. - Arabia Saudita. Arabia Saudita, la grande sconfitta nelle guerre per procura in Siria. Ha appoggiato gruppi ribelli islamici fm dal 2011, soprattutto Jaysh al-Islam ma si è ritrovata spiazzata prima dall’emergere dell’Isis, poi dalla controffensiva degli alleati di Assad, il blocco sciita e la Russia. I suoi ribelli sono ora confinati in poche sacche isolate.
La più importante è quella del Ghoutha, la periferia orientale di Damasco, dove il regime sta per dare l’assalto e dove migliaia di combattenti sono assediati assieme a 300 mila civili.
*il grassetto è di nandocan
