Scrivo mentre sono in corso o stanno per iniziare le assemblee dei delegati regionali della Lombardia e del Lazio che si pronunceranno sulla risposta da dare a questa domanda, posta ieri con forte pressione dai così detti “padri nobili” del centrosinistra Prodi e Veltroni, dotati di un considerevole supporto mediatico. Come riferiscono oggi i giornali, mentre MdP mostra una certa disponibilità all’accordo sulla base del programma, Fratoianni di Sinistra Italiana si è già espresso contro ogni intesa col Pd soprattutto in Lombardia dove il candidato Gori, sindaco di Bergamo, ha una forte connotazione renziana. Civati e Possibile sarebbero orientati a cercare un accordo sul programma ma solo con il presidente Zingaretti, come del resto era avvenuto la volta scorsa per tutta la sinistra. Inutile nascondere che a Roma e soprattutto a Milano andare a votare lo stesso giorno come alternativi al Pd per le politiche e alleati alle regionali potrebbe essere assai difficile da spiegare all’elettorato e sottrarre credibilità al progetto di LiberiEUguali fin dalle prime battute della campagna elettorale. “Prendersi il tempo necessario” come propone Marnetto, per una lunga trattativa potrebbe non essere compatibile con l’election day del 4 marzo. E non credo che dal Pd lombardo si possa mai riuscire ad ottenere in fretta quella discontinuità con la politica renziana che la sinistra vorrebbe. In ogni caso, una rottura fra le tre componenti a meno di due mesi dal voto farebbe perdere ogni speranza in quel recupero dell’elettorato di sinistra che è la ragion d’essere della lista (nandocan).
***di Massimo Marnetto, 12 gennaio 2018 – Liberi e Uguali si deve accordare con il PD per le elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia? Dipende dal programma.
Nel Lazio, la collaborazione con Zingaretti è già rodata, ma ci sono iniziative – come l’autostrada “para-Pontina” – che non sono condivisibili. Su questo e altri temi divisivi, va aperto un tavolo, per trovare un accordo. Se lo si trova, si va in alleanza, altrimenti no. Molto più complicato il discorso in Lombardia, per molti motivi: la storia ambidestra di Gori, le sue uscite a favore di Formigoni e del referendum leghista, ma soprattutto la mancanza di una collaborazione pregressa su base regionale. Ma anche qui, la priorità è su cosa fare insieme, non altro.
E allora?
Allora occorre non aver fretta. Non mi sembra serio decidere senza discutere. Non voglio fare l’esempio della composizione del governo tedesco, perché mi sembrerebbe esagerato. Ma prendersi il tempo necessario, chiudersi in una stanza e discutere a oltranza fino a stilare un accordo, mi sembra l’unica cosa seria da fare per sciogliere il nodo dell’alleanza LeU e PD.
