La Corte suprema del Messico, bocciando la linea dura del Presidente Pena Nieto, ha dichiarato incostituzionale vietare la coltivazione della marijuana per uso ricreativo. Altre quattro sentenze simili e coltivare l'”erba” cesserà in quel paese di essere reato. La legalizzazione della cannabis come antidoto alla criminalità legata al traffico di droga, che in dieci anni ha fatto 100mila vittime nel Centro America. L’unico probabilmente efficace, visto il fallimento di tutti gli altri. Questo è quello che pensano in molti anche tra coloro che, come me, non hanno fatto né intendono fare uso di droga. Roberto Saviano con questa indicazione concludeva il suo libro intitolato “Cocaina”. E oggi, in Italia, l’associazione “Possibile” fondata da Civati ne ha fatto un punto importante del suo programma (nandocan).
Perché diventi un precedente giuridico in grado di trasformarsi in legge c’è bisogno di altre quattro sentenze simili. Solo a quel punto la possibilità di coltivare l’ “erba” sarà introdotta nel codice giuridico messicano e non sarà più considerata reato. Intanto un portone sulla strada dell’antiproibizionismo è stato spalancato. Una sveglia significativa per il Paese insanguinato dalla guerra del narcotraffico. Mentre resta contrario il presidente Enrique Pena Nieto, che sulla questione ha timidamente promesso l’apertura di un “dibattito più ampio”.
Minacce, ritorsioni, torture, sequestri e omicidi hanno segnato la storia più recente del Centro America. I narcos hanno ammazzato e spesso fatto letteralmente sparire oltre 100.000 persone in dieci anni. Una sporca guerra e un solo vincitore: i cartelli della droga. Il proibizionismo ha contribuito a ingrassare le tasche dei narcotrafficanti che “hanno rastrellato denaro e commesso terribili crimini”, ha detto alla Reuters il 27enne attivista Meliton Gonzales, che festeggia la sentenza fuori dal tribunale.
Marijuana, cocaina, eroina e crystal meth sono le principali fonti di reddito della criminalità organizzata. I morti per droga e l’aumento delle violenze fanno da macabro contorno. Le politiche sulla droga saranno la questione chiave nella corsa presidenziale del 2018. Ne è convinto Alberto Islas, un consulente per la sicurezza che si aspetta la completa legalizzazione entro i prossimi quattro anni. E intanto la decisione del tribunale potrebbe accelerare gli sforzi degli Stati messicani per cambiare le loro leggi sulla droga, ferme finora al dibattito sull’uso della marijuana terapeutica.
*da Remocontro, il grassetto è di nandocan

