
“Chi non lavora non mangia”, scriveva Paolo di Tarso duemila anni fa. Ma chi contro la sua volontà non può o non riesce a lavorare o a trovare lavoro, non può essere costretto a frugare nei cassonetti dell’immondizia per mangiare o a ripararsi dietro un cartone per dormire. Io credo che vivere con dignità sia un diritto per ogni uomo civile che voglia essere tale e che su questo principio debba basarsi il reddito di cittadinanza, non sulla carità o l’assistenzialismo. Perché non può chiamarsi “liberale” e neppure “cittadino” chi non pone, accanto alla libertà, gli altri due obbiettivi della rivoluzione francese: uguaglianza e fraternità. Dunque chi può lavori e chi non può viva dignitosamente del lavoro altrui. Chi invece accetta (e sono ancora troppi) che la dignità sociale vada soggetta come il lavoro alle oscillazioni e all’arbitrio del mercato non credo che possa considerarsi cristiano, né democratico, nè tantomeno di sinistra (nandocan).
***di Giuseppe Giulietti *- “Il 17 ottobre saremo sulle piazze di Italia per chiedere il reddito di cittadinanza, per dire no alla miseria ladra, per chiedere un grande progetto a favore degli ultimi..”, con queste parole Don Luigi Ciotti e l’associazione Libera hanno annunciato le centinaia di iniziative che animeranno le piazze e le scuole in occasione della giornata mondiale contro le povertà indetta dall’ONU.
Per i volontari di Libera e per Don Ciotti il 17 ottobre è solo uno dei 365 giorni dell’anno che li vede sempre dalla parte di chi lotta contro le illegalità e il malaffare, perché nessuno come loro sa che le mafie si battono anche contrastando le ingiustizie sociali.
Non a caso hanno invitato tutte e tutti ad alzare le mani e a mostrare il numero tre. Questa volta il 3 non indicherà una P38, simbolo di una stagione insanguinata, ma l’articolo della Costituzione, uno dei più belli, quello che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua,di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. É compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Forse, ancor prima di mettere mano ad ulteriori modifiche della Costituzione, sarebbe il caso di dare attuazione a questo autentico manifesto della dignità e della uguaglianza tra gli esseri umani, senza muri e senza confini.
Per questo, noi di Articolo 21, saremo con Libera con le 3 dita alzate.
*da articolo 21
