
Renzi vuole rottamare la politica ambientale degli ultimi vent’anni. “Ma dovrebbe rottamare i governi dei condoni edilizi, ambientali, fiscali, cioè i governi Berlusconi”, scrive Vittorio Emiliani, giornalista, scrittore e politico. Non che prima si facessero sempre le cose come si deve, aggiungo io, sappiamo tutti benissimo che la cattiva gestione del territorio e dell’ambiente, la mano libera alla speculazione edilizia e alla deroga sistematica ai piani regolatori quando non alla totale assenza dei medesimi, tutto questo risale al primo dopoguerra. Probabilmente mi sbaglio ma non mi riesce di ricordare una seria politica di riforme in materia urbanistica se non quella avviata dal ministro democristiano dei lavori pubblici Fiorentino Sullo nel lontano 1962, non a caso bloccata dal suo stesso partito, e qualche parziale intervento dei ministri socialisti nei primi governi di centro sinistra. Il decreto Sblocca Italia si inserisce dunque coerentemente in una tradizione di complicità, spesso ben ripagata, con gli interessi dei palazzinari. Mai come oggi, con le drammatiche conseguenze di un clima impazzito, cambiare verso in questa materia dovrebbe costituire una priorità ma il conflitto di interessi lo renderà sempre incompatibile con una politica di alleanze (e di connivenza) con l’elettorato di centro destra (nandocan).
di Vittorio Emiliani, 17 novembre 2014 – Il governo Renzi, fin qui, ha voluto fortemente quel decreto Sblocca Italia col quale si cerca di far ripartire i lavori pubblici riducendo o cancellando tutele, vincoli e controlli sull’uso del territorio. L’esatto contrario di quel Salva Italia di cui abbiamo urgente bisogno, cioè del ripristino di strumenti di verifica, della elaborazione di piani nazionali e regionali idrogeologici, della loro pianificata attuazione in un quindicennio. Invece Matteo Renzi vuol “rottamare gli ultimi vent’anni di politica ambientale” con ciò individuando il “nemico” nelle Regioni. Alcune, a cominciare dalla sua Toscana, gli rispondono che una colpa fondamentale ce l’hanno i condoni edilizi e ambientali decisi dal governo.
Già, da quale governo negli ultimi vent’anni? Dai governi Berlusconi, dell’ “amico” e alleato Silvio, a partire dal condono del 1994 per chiudere col 2009, a volte edilizio e ambientale, altre edilizio e fiscale. Congedo col Piano Casa che le Regioni stanno ancora riproponendo col “gonfiamento”, fra l’altro, di cubature per l’edilizia esistente. Quindi Renzi dovrebbe anzitutto “rottamare” Berlusconi e i suoi governi. Cerchiamo di fare discorsi un po’ più seri risalendo alle cause, alle origini di questa vicenda pluriennale, dalla quale escono sfasciati sia il territorio che lo Stato italiano.
Novembre 1966: alluvioni tragiche di Firenze e Venezia. 1970: la commissione De Marchi propone un piano pluriennale di “ricostruzione” del Paese per 10.000 miliardi di lire. Maggio 1989: finalmente il Parlamento vara la legge n. 183 che istituisce le Autorità di bacino, nazionali (dal Po al Volturno) e regionali. Subito Regioni e Comuni ricorrono contro di essa sentendosi spogliati della loro “autorità”. A Londra la Thames Authority ha riunito ben 11.000 enti operando con grande efficacia. Da noi le maggiori Autorità studiano e redigono piani di bacino, localmente contestati e parzialmente finanziati. La Lega propone di dividere in quattro segmenti regionali (Piemonte, Lombardia, Emilia, Veneto) la gestione del Po. Il Titolo V della Costituzione pone allo stesso livello Stato, Regioni, Enti locali…Nel 2000 l’Unione Europea istituisce con direttiva le Autorità di Distretto per la pianificazione e la gestione dei bacini fluviali. I piani devono essere completati per il 2009. L’Ungheria ha già presentato il piano per il bacino del Danubio, Italia, sei anni dopo, non ha ancora ottemperato alla legge, in generale.
Il rimpianto per la buona legge n. 183 dell’89 (i cui punti essenziali possono essere recuperati) è tale che numerosi e qualificati idro-geologi, amministrativisti, ecc. hanno costituito il Gruppo 183 che periodicamente si riunisce per studi, ricerche, convegni. Le loro proposte si articolano così: 1) facilitazione e incentivazione degli interventi e delle azioni preventive di difesa del suolo; 2) restituzione di centralità al tema della manutenzione programmata del territorio; 3) semplificazione delle procedure amministrative, l’accorpamento dei soggetti istituzionali chiamati in causa, la costituzione di coordinamenti efficaci che presidino l’intero percorso che va dalla programmazione all’attuazione, alla manutenzione e al controllo degli interventi di prevenzione; 4) recupero di istituzioni e meccanismi storicamente affidabili e ingiustamente abbandonati; 5) eliminazione degli sprechi nell’utilizzazione delle risorse economiche e umane disponibili.
continua su articolo 21, il grassetto è di nandocan
