Legge elettorale, profonde le modifiche da attuare al Senato

Azzariti GaetanoOgnuna delle gravi scorrettezze nei confronti della “superiore legalità costituzionale”, qui indicate dal titolare della cattedra di diritto costituzionale dell’università “La Sapienza”, sarebbe  probabilmente in grado di provocare  l’attenzione e l’intervento della Consulta. Auguriamoci che la saggezza del Senato prima e la prudenza del Presidente della Repubblica poi sappiano evitare al Paese un errore irreparabile. (nandocan).

di Gaetano Azzariti, 15 marzo 2014* – La legge elettorale approvata alla Camera dovrà essere profondamente modificata dal Senato. Tutti i tratti caratterizzanti il sistema che si vorrebbe introdurre appaiono, infatti, a rischio di  incostituzionalità e alcuni anche in contraddizione con le stesse finalità perseguite dai proponenti.

  • Il premio continua ad essere abnorme, sicché l’introduzione di una soglia minima non esclude “l’alterazione profonda della rappresentanza democratica”, che – in base alla sentenza della Consulta – non può essere ammessa.
  • Le liste permangono bloccate e la distribuzione pluricircoscrizionale dei seggi ai partiti non permette ai cittadini di concorrere alla scelta dei candidati, così come richiesto sempre dai giudici costituzionali.
  • L’assenza di ogni misura di riequilibrio tra i sessi, disattende quanto prescritto dall’articolo 51 della Costituzione.
  • La possibilità di candidarsi in più circoscrizioni aggrava l’indeterminatezza tra scelta dell’elettore e composizione della Camera.
  • La previsione di una pluralità di soglie di accesso (4,5 per i partiti coalizzati, 8 per quelli non coalizzati, 12 per le coalizioni) incide sulla libera determinazione dei partiti e sull’eguaglianza tra competitori politici.
  • La scelta di riformare solo il sistema per l’elezione della Camera dei Deputati, lasciando inalterato quello del Senato introduce una grave irrazionalità nel sistema complessivo.
  • In tal caso le stesse finalità sottese alla riforma elettorale finirebbero per venir meno: alla governabilità assoluta e certa di un ramo del parlamento si andrebbe ad affiancare un organo composto in base a criteri che “assicurano” un diverso esito e una paralisi della governabilità perseguita. Ovviamente la pretesa di introdurre un sistema dimezzato e contraddittorio con l’auspicio di una futura modifica costituzionale relativa al Senato non ha alcun pregio costituzionale (né probabilmente politico, ma esclusivamente propagandistico).

Mi limito a segnalare quel che appaiono le criticità d’ordine costituzionale, tralasciando quelle politiche o culturali. Ritengo infatti che le regole della democrazia debbano scontare il fatto che un Parlamento possa approvare una “brutta ” legge, contro la quale si può – in alcuni casi si deve – lottare con le armi della critica e gli ordinari strumenti di opposizione. Quel che invece non può accettarsi è la disattenzione delle maggioranze nei confronti della superiore legalità costituzionale.

*da articolo21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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