Il Corriere, il caso Civati e la credibilità dell’informazione

De Bortolidi Piero Filotico, 9 settembre 2013 – L’autorevole (fino a non molti anni fa) Corriere della Sera pubblica una falsa ‘voce’ che viene poi smentita dall’interessato. L’autrice, Maria Teresa Meli, chiede scusa e pubblica la rettifica? Ma quando mai.

Arianna Ciccone, giornalista, fondatrice dell’International Festival of Journalism e attenta osservatrice del mondo dell’informazione, si domanda come mai, riporta tutta la storia e lo chiede ingenuamente (forse) anche al direttore del Corriere, De Bortoli.
Riceverà mai una risposta? No, siatene certi.
Ecco, per me questo è criticabile e affermo che in questo atteggiamento c’è tutta la presunzione e l’arroganza di un certo giornalismo italiano (non tutto per fortuna, ma in buona parte). E che si fa una figuraccia che investe non solo il Corriere, ma coinvolge la stampa in generale, perché ai lettori che hanno seguito la vicenda rimarrà un dubbio su quanti casi del genere ci sono stati e sono passati inosservati (non solo sul Corriere, ovvio) e quanti ce ne saranno. Nasce inevitabilmente, cioè, e si espande pericolosamente, il dubbio sulla correttezza dell’informazione. Non c’era proprio bisogno, credo, in un paese dove la tv è in mano alla politica da un lato e dall’altro a un imprenditore che pensa solo ai suoi interessi nel modo spregiudicato che conosciamo, che anche la stampa perdesse – oltre alle copie – autorevolezza e credibilità.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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