Enzo Marzo (critica liberale) su Monti

Monti addio“…L’errore politico di Monti è stato d’ordine culturale. Egli è davvero convinto della superiorità dell’economia sulla politica. Disprezza il conflitto, non riesce a distinguere la Sinistra dalla Destra, pensa che i problemi abbiano soltanto una soluzioni tecnica. Nell’ultimo anno non ha imparato quasi nulla. Questo errore infantile lo ha portato a non decidere da che parte stare. Invece di presentarsi con decisione e nettezza come un liberista “americano” quale in effetti è, come una Destra pulita, raccomandabile, nuova, concorrenziale e alternativa alla Destra cialtrona e fascista dei berlusconiani, ha galleggiato al centro con una lista piena di personaggi salottieri e dalle più svariate idee politiche, persino di sinistra. Ondeggiando e ricorreggendosi quotidianamente, cercando di rimediare con parole vaghe e poco credibili sulla sua bocca circa la crescita, lo sviluppo, le tasse. Ha fatto intendere di mirare a un accordo col centro-sinistra. L’elettorato indeciso di Destra giustamente non si è fidato ed è rifluito in parte nelle braccia di Berlusconi. In parte nel non-voto. – See more at: http://www.criticaliberale.it/news/103939#sthash.XT522wQT.dpuf”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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