Sempre preoccupante la condizione dell’informazione nel nostro paese sul terreno della libertà di stampa secondo il rapporto annuale di “Reporter senza frontiere”. L’Italia è ora al 57 ° posto. Le discussioni sui bavagli e sulle norme che regolano la diffamazione portano il nostro paese in basso nella classifica internazionale. Dietro anche al Botswana e al Niger.
Ci sono paesi che sono precipitati in fondo alla graduatoria, ad esempio il Mali in seguito al colpo di stato a Bamako. Altri che sono risaliti: il Malawi ha scalato 75 posizioni piazzandosi al 75° posto. E’ noto che la classif9ica di Rsf è stilata sulla base di una serie di parametri: il pluralismo, l’indipendenza dei mezzi di comunicazione, il concetti di ambiente, quello di auto-censura, il complesso delle norme giuridiche, la trasparenza e le infrastrutture vere e proprie dell’informazione. Ogni paese riceve un punteggio da 0 a 100, con zero che rappresenta una “situazione ideale”.
In Europa danno segnali di peggioramento l’Ungheria e la Grecia. La Cina è ancora, inamovibile, al 174 posto! Le fanno compagnia la Somalia, Cuba, il Vietnam, la Siria. Mentre in testa alla classifica ci sono i paesi del Nord Europa: Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia.
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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