La nomina di Monica Maggioni a Rai News contestata dai consiglieri Tobagi e Colombo.

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10 gennaio 2013 – ‘Resta il sospetto che la politica continui a contare nelle nomine Rai’. Lo scrivono i consiglieri Rai Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo dopo la nomina del direttore di Rainews, Monica Maggioni, in sostituzione di Corradino Mineo, candidato dal PD come capolista in Sicilia.  Una nomina che giudicano ‘prematura’ e sottolineano: ‘ci aspettavamo un deciso cambiamento di passo, da un vertice presentato come ‘tecnico’ e di garanzia. Purtroppo, come gia’ accaduto, non vediamo questo cambio di passo nel caso di una delicata nomina editoriale’. Tobagi e Colombo ricordano che ‘il 5 settembre 2012 il cda Rai ha dato mandato al direttore generale di elaborare in tempi brevi un progetto di dettaglio per l’unificazione di Televideo e Rainews da sottoporre all’approvazione del consiglio. Questa unificazione, invece, e’ ancora in elaborazione: ancora nessun progetto e’ stato presentato al consiglio. In questi mesi, inoltre, nonostante ripetute sollecitazioni, non si e’ discusso o chiarito quale sia la visione strategica per Rainews, un tema riguardo al quale sono stati sviluppati in passato progetti diversi, mai implementati’.

Alla RAI  “è maggioranza Berlusconi-Monti”, commenta Giulietti (Articolo 21)

“Inutile perdere tempo nella ennesima zuffa sui nomi e sugli organigrammi della Rai. Qui non si tratta piú di giudicare questa o quella delibera, ma di prendere lucidamente atto che in Rai si é ormai formata una maggioranza composta dai consiglieri ” montiani e berlusconiani” alcuni dei quali personalità di rilievo dei patiti che li hanno indicati”. È quanto afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. Da questo schieramento sono rimasti fuori, per loro scelta, i due consiglieri espressi da Libera,libertà e giustizia,tavola della pace,comitato per la libertà di informazione ai quali il segretario del Pd Bersani, con procedura innovativa e coraggiosa, chiese di indicare donne e uomini di comprovata autonomia ed indipendenza. Questa esperienza rischia di essere arrivata al capolinea soffocata dalla logica del conflitto di interesse e della legge Gasparri che rappresentano la vera questione, il bubbone da estirpare. Nelle prossime ore proporremo a tutte le associazioni che hanno a cuore l’articolo 21 della Costituzione di indire una grande manifestazione pubblica per chiedere alle forze politiche e ai candidati di assumere l’impegno ad inserire in testa alle loro agende la soluzione del conflitto di interesse,l’adozione di una normativa anti trust e la liberazione delle Autoritá di garanzia e della Rai dalle interferenze dei partiti e dei governi, politici o tecnici che siano o saranno. Altrimenti tutto continuerá come prima, altro che le chiacchiere sulla innovazione e la discontinuitá….

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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