Genuflessa a USraele

Diego Fusaro su Facebook

Leggiamo sui più letti e, soprattutto, più venduti quotidiani nazionali che sono stati denunciati per concorso in genocidio Giorgia Meloni, Tajani e Crosetto. Non sappiamo naturalmente quale sarà l’esito di questa iniziativa e non sta ovviamente a noi stabilirlo. Come usa dire, la legge farà il suo corso. Probabilmente si tratta soprattutto di un gesto dimostrativo, teso a mettere in evidenza l’immane responsabilità del governo giullaresco della destra bluette neoliberale rispetto al massacro genocidario di Gaza, condotto spietatamente dal criminale di guerra Netanyahu (e come tale giudicato perfino dal tribunale internazionale dell’Aja).

Si può ragionevolmente parlare di responsabilità del governo italiano in relazione al fatto che esso non sta facendo letteralmente nulla per provare a fermare Netanyahu e il suo massacro genocidario condotto contro la popolazione palestinese, a differenza di quanto sta provando a fare con coraggio la Spagna di Sánchez. Più precisamente, il giullaresco governo della destra neoliberale, che nulla ha di patriottico essendo del tutto genuflesso a Washington, a Bruxelles e a Israele, prende posizione verbalmente contro Netanyahu e poi, in concreto, non fa nulla: ma criticare verbalmente l’oggetto lasciandolo essere lì dov’era e com’era prima equivale non già a criticare realmente l’oggetto, ma a giustificarlo per via indiretta.

È Il segreto di quella che il filosofo Lukács chiamava “apologetica indiretta”. E dire che il governo giullaresco della destra neoliberale ha concretamente operato contro la Russia di Putin e a sostegno dell’Ucraina del guitto di Kiev! Perché non fa altrettanto in relazione alla questione di Gaza? Elementare, Watson: l’Italia, con la destra come con la sinistra, risulta sempre e comunque genuflessa a USraele, mostro imperialistico a due teste da cui prende docilmente gli ordini. Questo è il segreto per comprendere la totale subalternità della nostra patria a Israele e a Washington, poco cambia se con la destra o con la sinistra al governo.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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