Europa e Nato

Nel panorama occidentale di oggi, a parte lo spagnolo Sanchez non vedo altri leader europei in grado di rappresentare con efficacia una linea politica alternativa a quella filoamericana della Nato, nonostante Trump riaffermi pubblicamente MAGA (Make America greater again) come sua unica preoccupazione. In televisione il commento prevalente degli “esperti” è che l’aumento concordato fino al cinque per cento del PIL rappresenta solo “teatro” in quanto difficilmente praticabile. E senza un esercito europeo, a parte Sanchez nessuno mostra di essere intenzionato a prendere la strada di una difesa europea. (nandocan)

di Massimo Marnetto

Una cosa è chiara: più si investe per potenziare la Nato, più si indebolisce il progetto di una difesa europea. L’unico modo, questo, per rendere sostenibile un rafforzamento della difesa UE con i bilanci comunitari, grazie al coordinamento di ricerca e produzione degli stessi armamenti, in vista di un euro-esercito. La Nato, invece, sin dalla sua creazione, è un’alleanza civetta, che copre principalmente gli interessi geopolitici degli USA. E oggi, questo dato è ancora più evidente. 

Basta vedere come Trump ha minacciato con dazi doppi Sanchez per aver osato dire no all’aumento fino al 5% delle spese militari, incremento che invece tutti i paesi europei hanno deglutito in obbedienza. Sul punto, c’è chi solleva il problema dell’enorme quantità di miliardi che peseranno sui bilanci. Giusto. Ma è più preoccupante la sudditanza scorsoia che ci legherà sempre più agli USA, un ”alleato” ormai imprevedibile. E mi stupisce vedere una Meloni che denunciava un ‘’pizzo di Stato’’ inesistente, non accorgersi ora di un ‘’pizzo di Nato’’ realissimo. Non è cattiva, è incapace.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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