Made in China

La Cina è vicina, si diceva una volta. Ancora più sarebbe da dire oggi che l’intelligenza artificiale potrebbe unificare il mondo e l’umanità più di qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Fatto sta che la cinese Deep seek ha raggiunto il primo posto nella classifica delle app gratuite dell’App Store in diversi Paesi, inclusi gli Stati Uniti (nandocan)

di Massimo Marnetto

Senza lanciare un missile su New York, la Cina ha danneggiato la parte più pregiata della borsa americana. Si tratta di DeepSeek, la nuova intelligenza artificiale made in China, che costa meno, consuma poco ed è aperta a tutti i miglioramenti dei suoi utenti (open source). Con un semplice annuncio, Pechino ha fatto sembrare le chatbot americane degli ippopotami, non in grado di competere in agilità con la gazzella dagli occhi a mandorla. 

Il fatto è clamoroso e denota il diverso approccio tra i due giganti asiatici: la Russia – con l’invasione dell’Ucraina – è rimasta alla vecchia conquista di territorio con le armi. Roba obsoleta. I cinesi invece hanno trasformato i software in una soft-war tecnologica all’Occidente. mentre si espandono in Africa (e non solo) comprando terreno e facendo trattati, con infrastrutture in cambio di influenza. Il nodo è scorsoio, ma di seta.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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