Pif e i “marziani” di Trieste

Per le persone anziane come me costrette a fare i conti con qualche forma, sia pur lieve, di invalidita’, l’assistenza offerta dagli immigrati difficilmente avrebbe trovato oggi un’alternativa locale a un costo ragionevole e in regola con la legge. Ma vale anche per altri tipi di lavoro. Quanto alla scorrettezza o all’illegalita’ del rapporto, credo sia piu’ facile trovarla nei datori di lavoro che nei lavoratori e piu’ tra gli italiani che tra gli immigrati, per il rischio che i secondi corrono di essere rispediti al paese di origine. Tuttavia e’ possibile che gli immigrati dai paesi poveri si accontentino piu’ facilmente, agli inizi, di un tenore di vita “spartano” ma e’ solo questione di tempo. (nandocan)

di Massimo Marnetto

Sono rimasto colpito dalle puntate che Pif (Caro Marziano – Rai3 20,20) ha dedicato ai volontari di Trieste, che assistono i migranti della rotta balcanica. Sono triestini normali, che hanno iniziato a vedere queste persone nei giardini e a occuparsi di loro. Anche signore che prima giravano alla larga, ora portano vestiti, cibo, dentifricio, assorbenti e curano anche le piaghe dei piedi, come fosse sempre un laico Giovedì Santo. Hanno ottenuto anche i secchi chiusi anti-gabbiani, per evitare che lo spargimento dei rifiuti da parte degli uccelli, fosse imputato ai ”clandestini che sporcano”. ”E ora – dice una di loro – non c’è una carta in giro”.

Questa umanità solidale e intelligente ha un impatto politico enorme. Conferma che la micro ospitalità diffusa – sintesi tra impegno delle Istituzioni locali e azioni del volontariato – è molto più efficace della grande concentrazione abbrutente nei CPR. Ma la modalità umana ha il difetto di non essere funzionale alla propaganda di destra, fondata su paura e segregazione. E così, resta roba da Marziani.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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