Palestina: Chi manda via chi

di Massimo Marnetto

Aspetto un amico vicino a Campo de’ Fiori. C’è un anziano negoziante fuori dal suo negozio, con sull’insegna un cognome ebraico. Attacco bottone e gli chiedo che aria tira nella comunità romana sul conflitto. ”Siamo tutti in lutto per la guerra e preoccupati per gli ostaggi. In più, si è alzato un antisemitismo da tempi bui”. Ma torto e ragione sono divisi o mischiati? ”Lo stato di Israele è come un bambino picchiato da piccolo, che si è dovuto adeguare alla legge del più forte contro chi voleva farlo sparire. Ma ha sbagliato meno dei palestinesi, che hanno rifiutato occasioni d’oro per avere uno stato e vivere in pace”. E i coloni che rubano la terra con la forza? Sospira come si fa davanti a una balla, Poi fa una ricostruzione storica molto di parte per dimostrare che i coloni non rubano, ma ”contendono” terra in una sezione della Cisgiordania non assegnata a uno dei due stati. 

Continua la sua spiegazione condannando hamas (e gli dico che qui concordo) e i terroristi ”che voi avete finanziato da anni”. Voi chi? lo interrompo. ”L’Italia, che da decenni invia fondi ai palestinesi, senza controllare se vengono usati veramente per spese sociali o vanno per armamenti o ai capi corrotti”. Ma lei si sente più italiano o israeliano? Si rattrista ma non rompe la cordialità del dialogo:”Io sono e mi sento italianissimo e romanissimo (5 generazioni!); ma noi ebrei abbiamo una patria civile e una spirituale, Israele. E vogliamo solo vivere in pace”. Arriva il mio amico, ci salutiamo stringendoci la mano con l’energia e il sorriso scaldati dall’ascolto reciproco. Parlarsi fa bene. Comunque.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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