Reader’s – 13 aprile 2023

Newsletter n. 112 del 12 aprile 2023

L’emergenza

Raniero La Valle per Costituente Terra

Cari amici,

il governo ha istituito lo stato di emergenza per sei mesi in tutto il territorio nazionale per gestire il dramma dei migranti. Che ci sia un’emergenza è fuori discussione, perché ormai il Mediterraneo è solcato da numerose imbarcazioni cariche di centinaia e centinaia di profughi e di migranti che vengono da noi. Tuttavia bisogna tener conto che si tratta di uno strumento assai delicato in mano all’esecutivo, non previsto dalla Costituzione, che consente deroghe alle normative vigenti e, per la sua stessa logica di rapidità e urgenza, non è vincolato al controllo costituzionale del presidente della Repubblica e democratico del Parlamento. Perciò è assai diverso se uno stato di emergenza viene dichiarato da un governo di estrema destra o da un governo di maggiore affidabilità democratica.

La questione dei profughi

Ma c’è un’osservazione ancora più importante da fare. Lo stato di emergenza viene istituito per la questione dei profughi; questa però è tale da investire non singoli aspetti della vita del Paese, ma tutto il Paese in tutte le sue espressioni. Pertanto esso potrebbe essere invocato per legittimare qualsiasi provvedimento, dall’economia, alla sanità, alla previdenza, all’ordine pubblico, alla scuola, allo stato civile e così via. Ma proprio questo dice che il problema da affrontare, ovvero l’emigrazione, non rappresenta affatto un’emergenza, e non è una questione temporanea (che si farà tra sei mesi?) ma è una questione strutturale e di lunga durata, connessa a un cambiamento d’epoca e allo stato di un mondo mal governato, gettato in uno stato di guerre, di genocidi e di ingiustizie sociali e politiche senza fine.

Occuparsi dei centri di emergenza

Dunque il fenomeno migratorio non può essere trattato come un’emergenza, ma richiede un radicale mutamento delle culture e delle politiche correnti, certo non solo in Italia, ma in Europa e in tutto il mondo, ma proprio per questo è irrisorio che venga affrontato con uno strumento occasionale e provvisorio. Basta pensare che il provvedimento è finanziato solo con cinque milioni, e le misure annunziate riguardano i soliti falsi problemi, dagli scafisti al blocco delle partenze dai Paesi di provenienza, mentre l’unica scelta per ora sensata è quella di occuparsi dei centri di accoglienza, dove la vita degli sbarcati non è vita, ma una tortura e un’agonia.

Il diritto umano universale di migrare

Bisogna al contrario cominciare a pensare che l’unica risposta alla tragedia delle migrazioni di massa, è quella sancita fin dall’inizio della modernità, ovvero il riconoscimento del diritto umano universale di migrare e di stabilire la propria esistenza in qualsiasi parte del mondo, diversa dalla mitica patria. È stato del resto questo che, pur attraverso repressioni, schiavitù e lotte, grazie all’integrazione tra popoli ed etnie diverse e al fecondo meticciato, ha dato luogo alle società moderne, dalle due Americhe all’Europa, all’Italia stessa e a molti altri Paesi.

La vera sfida della nuova modernità

Dunque il grande problema culturale, politico, ambientale e perfino religioso non è di bloccare o irretire il fenomeno migratorio, e tanto meno di volerlo regolare secondo le proprie convenienze, il calo demografico, le pensioni da finanziare o il bisogno di mano d’opera a buon mercato o addirittura schiavizzata, ma di assumerlo come la vera sfida della nuova modernità e governarne con equità le modalità e le conseguenze.

Questa “emergenza”, e insieme le questioni dell’ecologia e delle guerre promesse e in atto, sono il vero problema posto alla politica, ed è su questa nuova frontiera che si pone oggi la differenza tra destra e sinistra. Non basta dire Ucraina, Ucraina!

Nel sito pubblichiamo un lungo articolo di Giovanna Cracco sul nuovo orrore dell’istituzionalizzazione dei mercenari e dei contractors, che della sicurezza fa una merce, una singolare conversazione a ruota libera di papa Francesco su temi scottanti, e un articolo della filosofa Enrica da Monticelli sull’Europa “che ha perduto il suo Oriente”.

Con i più cordiali saluti,
Costituente Terra (Raniero La Valle)


Ego-vandali

di Massimo Marnetto

L’ego-vandalo Renzi ha imbrattato di narcisismo lavabile il progetto di partito unico con Calenda. Il tutto è avvenuto proprio mentre si svolgeva un incontro convocato dai fedeli del Centro, per vedere se – come per il sangue di San Gennaro – si scioglieva Italia Viva. Ma il miracolo non è avvenuto

Intanto, gli ego-vandali di Ultima Provocazione hanno detto che continueranno la loro lotta contro la desertificazione delle praterie del Centro. ”Ci batteremo ancora per conservare questo delicato habitat intermedio tra destra e sinistra – ha tuonato il leader di IV – essenziale per tenere in vita tutta la fauna transumante del nostro ego-sistema politico. Se le praterie si riducessero per il surriscaldamento delle pretese – ha concluso – morirebbe un parte importante di io-diversità”.


Ebraismo ultraortodosso e con la democrazia precipita anche l’economia

Ugo Tramballi su Remocontro

‘Crisi interna e svolta ultra ortodossa spingono Israele verso la stagnazione’ avverte il Sole24ore’ attraverso Ugo Tramballi. Pensare che solo l’anno scorso il Paese aveva registrato una crescita del 6,4%. Ma non c’era ancora il governo ultra destro e teocratico di Netanyahu.
Circa il 13% della popolazione di Israele è formata da comunità ultra-ortodosse sefardite e askenazite. Nel 2065 saranno quasi il 33 per cento.
Il Pil degli israeliani ebrei ‘non haredim’ (timorati di Dio) nel 2018 era di quasi 49mila dollari, quello degli arabi cittadini d’Israele di 17.627 e degli ebrei ultra-ortodossi di 15.188. Salvo aiuti di Stato.

Israele ex ‘startup nation’

Lo era solo un decennio di anni fa. In questi giorni di pericolosa sovrapposizione tra le festività delle diverse religioni, il conflitto con i palestinesi ha rubato la scena alla crisi istituzionale interna israeliana. Le due questioni sono la porta girevole della quotidianità israeliana: oggi gli scontri con i palestinesi, domani le manifestazioni contro il governo Netanyahu. Ma se oggi Israele è di fronte a una seria crisi economica non è per l’incapacità di risolvere il conflitto con i palestinesi o per l’inesistenza di un interlocutore con cui fare la pace: a questo vecchio scontro l’economia israeliana si è assuefatta.

La causa è endogena, viene dal fronte interno.

Banca centrale e danno Netanyahu

In un altro studio pubblicato pochi giorni fa, la Banca centrale è convinta che se passeranno le riforme sulla giustizia avanzate dall’esecutivo, Israele perderà 13,7 miliardi di dollari l’anno per i prossimi tre anni: per cominciare. «I cambiamenti legislativi e istituzionali saranno accompagnati da un aumento del premio di rischio Paese, un impatto negativo sull’export, un declino degli investimenti interni e della domanda nei consumi».

Sarebbe la fine di quella corsa partita a inizio secolo, che dieci anni dopo aveva aperto a Israele le porte dell’Ocse e che nel 2021 aveva registrato un Pil pro capite quasi doppio rispetto all’inizio del secolo.

Il fu laico Netanyahu

A garantire questo successo erano state le riforme del 2005, imposte dall’allora ministro delle Finanze Bibi Netanyahu: lo stesso che oggi, con le sue supposte riforme e gli alleati ultra-religiosi che ha scelto, ne sta minando gli effetti. Una componente importante delle riforme di Netanyahu – un master in management al MIT e un lavoro alla Boston Consulting Group – erano gli incentivi occupazionali per incoraggiare il passaggio dall’assistenza al mercato del lavoro.

Mercato del lavoro e quello della preghiera

In Israele è una questione importante: circa il 13% della popolazione è formata dalle comunità ultra-ortodosse sefardite e askenazite. Nel 2065 saranno quasi il 33 per cento. Il loro sistema educativo in gran parte ignora il curriculum delle scuole israeliane. I bambini sono indirizzati allo studio della religione e l’approfondimento della Torah sostituisce quello che è l’educazione superiore.

Stagnazione biblica

L’analisi dell’Inss, secondo il quale Israele sta consapevolmente marciando verso la stagnazione, ricorda che gli istituti ultra-ortodossi «non danno un’educazione adatta al mercato del lavoro moderno». Il risultato è che «nel 2003 il tasso d’impiego fra gli uomini ultra-ortodossi era attorno al 35%».
Grazie alle riforme di vent’anni fa, nel 2022 è salito al 53 ma resta molto lontano dai livelli occupazionali del resto degli israeliani.

Le donne escluse

Le donne, che non hanno diritto a proseguire gli studi religiosi, sono più integrate, ma svolgono lavori di basso livello e poco remunerati: «Solo circa il 20% delle ragazze e il 4 dei ragazzi» raggiungono il nostro equivalente certificato di maturità. L’hi-tech garantisce più della metà dell’export israeliano, il 45% della crescita e il 35% dell’occupazione. Ma solo il 2,5% dei lavoratori e il 4,7 delle lavoratrici sono ultra-ortodossi.

‘Ora’ molto (in latino) ‘et labora’ poco

Il Pil procapite degli israeliani ebrei ‘non haredim’ (timorati di Dio) nel 2018 era di quasi 49mila dollari, quello degli arabi cittadini d’Israele di 17.627 e degli ebrei ultra-ortodossi di 15.188.

Privilegi e illegalità laiche

Se non ci sarà un significativo cambiamento, sostiene Inss, «il Pil procapite israeliano si ridurrà del 5%; del 10 entro il 2050». «Il processo sarà aggravato dalle previste implicazioni economiche dei mutamenti del sistema giuridico », avanzati dall’attuale governo. Secondo il chief economist del ministero delle Finanze, questo comporterà un’altra riduzione dello 0,8% del Pil.

Ora la teocrazia ebraica

Come se non bastasse, lo stesso Netanyahu che da ministro aveva lottato contro i sussidi statali, ha previsto che nel prossimo bilancio le istituzioni educative degli ultra-ortodossi – importanti alleati del suo esecutivo – avranno un aumento del 60% dei finanziamenti statali. Senza che sia loro imposto di introdurre lo studio della matematica e dell’inglese.

Tags: democrazia ebrei ultraortodossieconomia Israele


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Una opinione su "Reader’s – 13 aprile 2023"

  1. Buongiorno!
    Grazie Padre !
    Sapienza 9,
    1Dio dei padri e Signore della misericordia, che tutto hai creato con la tua tua parola
    2e con la tua sapienza hai formato l’uomo perché dominasse sulle creature che tu hai fatto
    3e governasse il mondo con santità e giustizia ed esercitasse il giudizio con animo retto

    4DAMMI la SAPIENZA

    Buona giornata !

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