Reader’s – 12 novembre 2022. Rassegna web

Oltre alle armi gli aiuti occidentali segreti a Kiev: intelligence, contractors e istruttori Nato

da Remocontro

Ottomila volontari stranieri provenienti da 60 paesi tra le fila dei militari ucraini, secondo Mosca. ‘Per un soldo che non supera i 250 euro al mese’. Non ‘mercenari’ quindi, e quasi sempre, soldati di poco conto a tanto entusiasmo. «Poi, nascosti all’ombra dei volontari internazionali operano sia gruppi di contractors altamente specializzati, sia militari in servizio effettivo nelle forze armate di stati NATO», svela Gian Micalessin su Analisi Difesa.
Gli aiuti nascosti da parte occidentali all’Ucraina. Oltre alle tantissime armi, a miliardi di dollari, anche e soprattutto, istruttori per come usarle, contractors per le cose più difficili, e intelligence varia per sapere dove colpire.

Professionisti della guerra spesso nascostamente Nato

«Ai contractors ad alta specializzazione tecnica spetta la supervisione e il mantenimento dei sistemi d’arma forniti al governo di Kiev come i lanciarazzi campali americani HIMARS o i cingolati M-270 forniti da britannici (e italiani), che richiedono procedure di mantenimento e gestione complesse», la premessa. In attesa che i tecnici ucraini addestrati all’estero siano in grado di operare in autonomia e addestrare i loro commilitoni. «Del resto da decenni il Pentagono affida questi compiti in aree delicate a compagnie come KBR o Amentum (ex- DynCorp International) con una lunga esperienza anche in Iraq e Afghanistan».

‘Legione Internazionale’ rivisitata

La “Legione internazionale” creata dal governo Kiev nei primi giorni del conflitto, efficace dal punto di vista propagandistico, ma spesso ininfluente, se non controproducente, sul piano militare. La ‘brigata polacca’ di quasi 2mila volontari in gran parte con esperienza militare e addestramento NATO rappresenta la componente straniera più numerosa e più efficiente, grazie a un buon coordinamento con i comandi NATO, che ne supervisionerebbero i movimenti sulla base di rilevamenti satellitari. Poi Unità albanesi e kosovare, formate nelle guerre jugoslave, impiegate sul fronte nord-orientale a vedersela con i contractors russi del Gruppo Wagner.

I “Dark Angels”

«In alcuni casi i volontari e gli avventurieri entrati inizialmente nella Legione internazionale si sono dati strutture autonome finanziandosi attraverso raccolte di fondi, forniture di armi Nato e dando vita a “compagnie militari private”». In questa categoria rientrano i “Dark Angels”, Angeli molto neri, guidati dall’inglese Daniel Burke, un parà operativo in Afghanistan fino al 2009. A fine aprile in Ucraina Burke crea la Ong “Dark Angels of Ukraine”, raccolta fondi per ‘assistenza umanitaria’, ma soprattutto addestramento dei volontari ucraini. Tra i ‘Dark’, il francese Maxim Barrat, braccio destro di Daniel Burke, e l’americano Christopher Ezell, ex-sergente dei marines veterano dell’Afghanistan. 

Gli Angeli neri con missili Javelin

«Già a fine maggio il gruppetto abbandona qualsiasi pretesa umanitaria e si trasferisce sul fronte di Kherson dove filma e porta a termine la distruzione di un blindato russo centrato con un missile Javelin» (la foto oltre la copertina). E qui Micalessin sottolinea l’anomalia di una banda di improvvisati avventurieri che riesce a ottenere in dotazione un missile anticarro Javelin del valore di oltre 90mila euro (la foto oltre la copertina),uscito dagli arsenali della 28a Brigata ucraina. Diffuse preoccupazioni su come vengono gestite le armi dalle nazioni Nato e sul rischio che quelle armi finiscano fuori controllo anche a gruppi criminali.

Il Mozart Group contro i Wagner russi

Oltre gli avventurieri, i professionisti. “Compagnie militari private” in cui lavorano ex-militari reduci quasi sempre da forze speciali. Interessante attività del Mozart Group, una compagnia militare il cui nome fa intenzionalmente il verso al Wagner Group russo. «Fondato a marzo da Andrew Milburn, colonnello dei marines in congedo che ha prestato servizio da Mogadiscio a Falluja per concludere la sua carriera nel 2019 come vice comandante delle operazioni contro l’Isis in Siria e Iraq». Con Mozart operano una trentina di reduci da Stati Uniti, Regno Unito e Irlanda. Niente combattimenti, sostengono, ma solo addestramento. «Attività in cui Mozart Group investe più di 175mila dollari al mese per corsi d’addestramento». Chi finanzia le attività del gruppo? L’intelligence russa lo denuncia come emanazione del Pentagono.

I ‘fantasmi’ della NATO

«Ufficialmente non esistono, ma sono la più delicata e la più segreta fra le categorie di ‘combattenti stranieri’ attivi in territorio ucraino. Decine o forse centinaia di militari in servizio attivo provenienti dalle forze speciali di vari Stati NATO», sostiene e documenta Gian Micalessin. Presenze rigorosamente nascoste per poter negare un coinvolgimento diretto dell’Alleanza Atlantica. Per gli americani la loro attività, coordinata a quanto sembra dalla CIA, è regolata da un atto presidenziale segreto che autorizza le operazioni clandestine in territorio ucraino. La presenza in Ucraina di personale militare in servizio attivo è stata recentemente confermata dal portavoce del Pentagono generale Pat Ryder.

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Naufraghi e migranti

di Massimo Marnetto

Il contesto conta. In mezzo al mare, chi viene salvato da imbarcazioni non in condizioni di proseguire la navigazione è un naufrago, anche se viene raccolto ”asciutto”. A terra, i naufraghi identificati sono migranti. Quindi la pseudo-classificazione della Meloni tra naufraghi e migranti è giuridicamente inconsistente, visto che queste definizioni si riferiscono a fasi che investono gli stessi soggetti e non allo status di soggetti diversi.

9Inoltre, per la loro distribuzione in Europa, la Presidente non potrà chiedere sostegno ai suoi amici sovranisti, che hanno a cuore – come lei – solo il proprio Paese. Insomma, da che doveva esordire con il blocco navale, la Nostra rischia il botto nasale sulle porte chiuse. Quindi, meglio chiarire presto con Parigi (e Berlino). Magari andando a trovare Mattarella per un aiutino.


Presunzione d’innocenza, un’anomalia che inquina il sistema democratico

di Giuseppe Giulietti su “Articolo 21”

Decine e decine di cronisti a Roma, Latina, Viterbo, Rieti, Frosinone, Cassino davanti alle Procure per dire basta alle leggi bavaglio.

A Roma, grazie ad Alessia Marani si sono ritrovati insieme Fnsi, Ordine Nazionale e Regionale, Stampa Romana, Articolo 21, Usigrai, No Bavaglio, Giulia giornaliste.

Sono ormai trenta i cronisti sotto scorta. Decine e decine le querele bavaglio. Da ultimo una direttiva sulla presunzione di innocenza che trasferisce ai Procuratori della Repubblica la valutazione sul pubblico interesse e la rilevanza sociale delle notizie da fornire alla stampa.

Si tratta di una interpretazione arbitraria della direttiva europea, in netto contrasto con le stesse sentenze della Corte Europea. Le proteste che arrivano da croniste e cronisti impegnati sulle banchine del molo di Catania, tenuti a debita distanza, confermano un pessimo clima e il crescere degli ostacoli al libero esercizio del diritto di cronaca. Le proteste di oggi fanno seguito ad analoghe iniziative che si sono svolte nel Veneto, a Reggio Emilia, in Umbria, in Toscana, in Campania, in Liguria, altre sono già annunciate a Milano.

Ormai è giunto il momento di portare la denuncia sotto le sedi della Commissione Europea e del Parlamento Europeo, dove si sta progettando l’approvazione di un media freedom act. Insieme con il Sindacato Europeo dei giornalisti e con il Consorzio Antislapp sarà il caso di denunciare la situazione italiana, che rischia di avvicinarsi sempre più a quelle della Polonia, dell’Ungheria, di Malta.

Articolo 21 , attraverso la portavoce Elisa Marincola, ha proposto di promuovere una grande iniziativa unitaria che metta insieme tutte le associazioni italiane e le organizzazioni internazionali che hanno denunciato questa grave anomalia.

Ci sembra giusto aderire e metterla in cantiere, anche perché non si tratta di difendere i diritti di croniste e cronisti, ma, anche e soprattutto, di difendere il diritto della comunità ad essere informata sulle troppe oscurità e che minacciano e inquinano il nostro ordinamento democratico.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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