I falsi nemici della povertà

***di Livio Zanotti, 19 febbraio 2019 – Un confronto ad alto rischio deciderà il prossimo 23 febbraio l’immediato destino del popolo venezuelano. Per quella data ormai vicinissima, il fronte delle opposizioni e il suo leader Juan Guaidó, autoproclamatosi capo provvisorio dello stato con l’attivo sostegno degli Stati Uniti, il riconoscimento della maggioranza dei paesi latinoamericani e dell’Unione Europea, hanno annunciato che procederanno alla distribuzione delle decine di tonnellate di alimenti e medicinali immagazzinati i vari punti della frontiera e soprattutto a Cúcuta, in Colombia. Dalla parte opposta, il Presidente Maduro e i comandi delle forze armate, che sembrano restargli fedeli, non si stancano di ripetere che lo impediranno.

La situazione è certamente penosa e potrebbe diventare drammatica. Milioni di venezuelani, i più colpiti dalla crisi economica in primo luogo, presi in ostaggio di una disputa giuridicamente complessa e di fatto strumentale rispetto alle loro reali necessità. Per Maduro e i generali la priorità è infatti mantenere il potere, nella migliore delle ipotesi per negoziare una transizione da posizioni di forza; oppure per rinviarla fino a un ipotetico superamento delle attuali difficoltà. Le opposizioni sono distinte in una dozzina di partiti le cui posizioni vanno dal centro-sinistra all’estrema destra. Al momento riunite di fatto dall’iniziativa patrocinata dalla Casa Bianca, che punta a far franare il sostegno militare al regime e sbarazzarsi in qualche modo di Maduro.

Pozzi di petrolio in Venezuela. In gioco c’è il futuro modello economico del Venezuela. Quello vigente, se mai lo è stato, ha cessato di esserlo; per trasformarsi via via da misto -pubblico-privato- in un’economia di guerra sostenuta dalla monocultura del petrolio, finchè i suoi prezzi internazionali lo hanno consentito. Le sanzioni commerciali la stanno ora soffocando, malgrado il ricorso di Maduro all’ovviamente interessato supporto di Cina e Russia. Gli Stati Uniti contano di riconquistare il controllo delle riserve d’ idrocarburi tra le maggiori del mondo (la Exxon è lì che attende) e ristabilire la loro egemonia sul subcontinente. Ad eccezione del Messico di Lopez Obrador, la grande maggioranza dei governi latinoamericani s’è allineata. L’ Europa fa buon viso a cattiva sorte, sperando di non peggiorare il malumore di Trump nei suoi confronti.

La sfida del cibo moltiplica tuttavia le incognite. Maduro ha convinto i militari a far ricorso alle loro scorte per alleviare la penuria alimentare. La Caritas venezuelana, la massima organizzazione umanitaria della chiesa cattolica, spiega di non aver ricevuto da nessuna parte richieste per farsi carico della distribuzione degli aiuti ammassati alle frontiere. Altrettanta cautela viene dal comitato colombiano della Croce Rossa Internazionale. Che ha ricordato pubblicamente il suo impegno inderogabile di “indipendenza, imparzialità e neutralità”. Trova pertanto credito la promessa di Guaidó secondo cui sarà la sua gente a far entrare gli aiuti. E’ ragionevole supporre che i modi in cui lo farà determineranno le reazioni dei militari e di Maduro. Le possibilità di scontri appaiono evidenti.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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