“Ministri moderatevi”, invita Ennio Remondino, riferendosi alle “voglie di protagonismo italiano” in Libia per compensare un ragionevole disimpegno sul fronte siriano. In attesa di un governo di concordia nazionale, ancora di là da venire anche se i giornali danno l’accordo per certo un giorno sì e l’altro no. Dopodiché una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ed ecco l’Italia “pronta e disponibile a guidare una missione Onu”. Mentre “Emma Bonino denuncia l’enorme pressione politica da parte delle grandi potenze, tra cui gli Stati Uniti. Col rischio di imporre un accordo su un governo che non potrà sopravvivere nelle fratture del panorama politico libico”. Non solo. “Rispunta Eunavfor Med. Fallita la caccia agli scafisti, una ipotetica ‘fase 3′, con le nostre navi con autorizzazione Onu a fare da flotta d’intervento sulla ‘quarta sponda’. Tra azzardo e fantapolitica” (nandocan).
***di Ennio Remondino, 14 dicembre 2015 – La Libia tra pacificazione interna e precipizio jihadista. Oggi a Roma la conferenza di Italia, Usa e Onu, ‘facilitatori’ interessati per un governo di unità nazionale libico che fermi l’avanzata Isis. Punto di partenza, l’accordo raggiunto venerdì a Tunisi tra Tobruk e Tripoli ma tutto resta incerto.
1. Alla Farnesina i capi delle diplomazie mondiali, a partire dall’americano Kerry e dal vice russo Gatilov, per sollecitare e farsi da garanti tra le parti libiche – Tripoli-Tobruk – chiudere nei tempi previsti. Le delegazioni di Tobruk e Tripoli hanno raggiunto un’intesa per firmare il 16 dicembre l’accordo per un nuovo governo di unità proposto dall’Onu. ‘Conto alla rovescia’ l’ha definito l’inviato speciale dell’Onu Martin Kobler. Ma per il momento è passerella.
2. Interessanti i dati economici forniti da Alberto Negri su Il sole24ore. E scopriamo che il bottino in Libia per il Califfato sarebbe assai maggiore che in Siria e Iraq. «130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso che un ipotetico (ma non troppo) stato islamico tornasse a esportare gas e oro nero come ai tempi di Gheddafi». Stime che sommano la produzione di petrolio con le riserve della Banca centrale e il tesoro del Fondo sovrano libico.
3. Il timore che su simile tesoro possa metterci le mani Isis aiuta i due governi rivali, Tobruk e Tripoli, a trovare un’intesa. Con svariati problemi internazionali, compresi russi e americani. Dalla Libia il 38% del petrolio del continente e l’l1% dei consumi europei di carburante. Per ora a estrarre greggio e gas in Libia resta soltanto l’Eni. Difficile che le potenze occidentali e arabe vicine lascino all’Italia il controllo di questa cassaforte strategica dell’ energia.
4. Senza illuderci che la diplomazia elargisca regali. Per recuperare le perdite subite con la caduta di Gheddafi nel 2011 -5 miliardi di appalti e commesse- l’Italia deve poter tornare là, fosse anche soltanto con una missione civile e di addestramento truppe. Naturalmente se 1o vorranno gli stessi libici. E se nessuno giocherà troppo sporco con la flotta antiscafisti Eunavfor Med che potrebbe essere invocata in aiuto proprio dai due governo libici.
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