“Ha vinto la speranza” è il nuovo slogan di Syriza dopo il trionfo elettorale di ieri. E quale sia questa speranza Tsipras l’ha ripetuto centinaia di volte nel corso della sua campagna elettorale: “Nessun bambino deve vivere senza mangiare, senza un libro, senza asilo nido; nessuna persona deve morire senza aiuto perché non ha soldi; nessun giovane deve accettare di vivere senza un’educazione degna di questo nome e la prospettiva di un lavoro”. Sono da sempre le priorità obbligate per qualunque forza politica al mondo voglia chiamarsi di sinistra, ma per esserlo veramente dovranno essere accompagnate dai fatti (nandocan).
da Corradino Mineo, 26 gennaio 2015 – Il titolo più bello è di Costa Gravas, “La Grecia che cambia l’Europa”. Naturalmente è una speranza. La parola “trionfo” la troverete in bella evidenza e in prima pagina su Repubblica, Stampa e Corriere. Trionfo contro chi? Giannelli mette Angela Merkel tra le cariatidi dell’Acropoli. Più che il Cancelliere tedesco, che da grande dorotea qual è, saprà dosare trattative e minacce per ingabbiare la novità Greca, in queste ore si agita il mondo della speculazione finanziaria. “La vittoria della sinistra greca rappresenta una sfida per la costruzione dell’Euro”, scrive il Financial Times. Sergio Romano, sul Corriere, risponde però che se l’Unione dovesse rompere la corda con Tsipras, “I grandi Paesi, dagli Stati Uniti alla Cina, penserebbero che l’Europa di Bruxelles e Strasburgo è soltanto una costruzione utilitaria e contingente, priva di qualsiasi motivazione ideale, pronta a sbarazzarsi del più vecchio dei suoi passeggeri se la barca s’imbatte in una tempesta. E da questa constatazione trarrebbero inevitabilmente conclusioni negative sull’autorità e sull’affidabilità del progetto europeo”. Non fa una grinza.
Mentre certi suoi droni rosicano disorientati in rete, Renzi ha capito al volo che i rapporti di forza in Europa sono cambiati questa notte. Così pare voglia offrire dialogo e sostegno a Tsipras e ha incaricato della trattativa Gennaro Migliore, fino a ieri comunista di SEL. Saggia scelta. Il nuovo governo greco ha bisogno di alleati. L’Italia ha bisogno che cadano due tabù dell’Europa peggiore. Il primo pretende che il rigore sia la cura (si è visto che non guarisce ma uccide il malato) per la crisi che viviamo. Il secondo pretende la restituzione del debito (nei tempi e con gli interessi pattuiti) anche quando ciò metta a rischio la coesione sociale e ingrassi solo l’1% dei ricchi. Il Giornale e l’altro Nazareno diffidano: “Comunisti al governo, occhio!”
Torniamo sul trionfo. 8 punti percentuali più di Nuova Democrazia (guidata da Samaras, personalità – sia detto – non trascurabile). Il Pasok (socialisti europei, una volta primo o secondo partito) affonda come il Titanic, sotto il 5%. Syriza non ottiene il premio di maggioranza (50 deputati su 300 seggi), previsto per chi “vince” anche di un voto, ma in Grecia è obbligatorio votare e non c’è doppio turno. Così, come direbbe un ben noto piazzista dell’Italicum, non si può essere certi di incassare la maggioranza assoluta dei seggi. (Per ottenerla il partito vincitore deve ottenere almeno 101 dei 250 seggi attribuiti con il metodo proporzionale, cioè più del 37% dei voti ndr). Tsipras pare l’abbia mancata per due voti e si farà appoggiare o dal partito comunista (5,5%) o da To Potami (6%). È chiaro come abbiano votato a sinistra non solo i tanti Greci che hanno perso il lavoro e hanno dovuto lasciare Atene per vivere di sussistenza nel campicello di famiglia, non solo giornalisti e professionisti ormai così poveri da non aver legna per scaldarsi l’inverno, ma anche buona parte della borghesia della capitale, che ha scommesso sulla speranza e sulla dignità della Grecia.
“Critiche ridicole” così il Presidente del Consiglio replica ai rilievi che gli erano piovuti addosso dalle procure. Dunque è falso che la corruzione dilaghi, che le mafie occupino anche il nord, che la prescrizione resti intatta, che il falso in bilancio sia scomparso, che leggi recenti contro corruzione e auto riciclaggio non sembrino funzionare e che a Natale una manina abbia depenalizzato la modica quantità (3%) della frode fiscale? No, Renzi non entra nel merito, se la prende con le correnti, “più forti in magistratura che nei partiti”. Gli risponde Ferrarella, Corriere, che alcuni capi corrente dei giudici Renzi li ha messi al governo, a cominciare da Ferri. Persino il suo ex sottosegretario, Legnini, ora vice presidente del Csm, consiglia al premier prudenza.
