
Facile condividere la reazione sdegnata di Barbara Scaramucci. La verità è che l’Ordine è da molti anni poco più che un mulino a vento, per quanto riguarda l’etica professionale e non solo. L’espulsione di Renato Farina è stata uno dei pochi segnali dati di consapevolezza del proprio ruolo, quasi un incidente di percorso. Infatti sono tornati indietro. Il vero bubbone non è l’Ordine, ma la riduzione del giornalismo a merce. Per gli editori contano soltanto la tiratura e gli incassi pubblicitari. O l’alleanza con il potere politico. Sai che gliene importa dell’Ordine, a lui e ai direttori come lui che, sia pure sdegnati, hanno collaborato al successo della sua foto allusiva riproducendola in cento edizioni diverse. Se Berlusconi lo licenziasse, dimostrando nei fatti l’arrabbiatura che ieri gli è stata attribuita, questo conterebbe. Mentre tu, cara Barbara, ci inviti a prendere doverose distanze da un Ordine che torna a dimostrarsi impotente, Signorini, fingendo di volersi giustificare, si sta godendo il trionfo di uno “scoop” a buon mercato. E qualche suo concorrente si sta mordendo le mani per non averci pensato prima di lui. Perché il “cittadino che legge” compra a volte assai volentieri giornali come il suo. Credimi, Barbara, se a governare l’informazione è un mercato senza regole e i direttori fingono un ossequio soltanto apparente alla deontologia, questo è quanto possiamo aspettarci (nandocan).
***di Barbara Scaramucci, 6 novembre 2014* – Marianna Madia e suo marito Mario Gianani hanno subito un inaudito atto di violenza da parte di un giornale e di un direttore giornalistico. Uno di noi, un esponente della nostra categoria. Vergogniamoci tutti insieme per questa ennesima disgutosa manifestazione di assenza di qualsisasi eticità della nostra professione.
Adesso è inutile evocare le posizioni politiche del giornale, della ministra, e aggrapparsi a penosi precedenti, è venuto il momento di affrontare di petto il caso vero, il bubbone da intaccare: l’ordine dei giornalisti. Lo scrivemmo in tanti casi del passato, ultimo quello di Renato Farina, l’agente “betulla”, che si faceva pagare dai servizi per passargli le informazioni sui colleghi.
Se questo è l’ordine che riammette Farina e non espelle seduta stante Alfonso Signorini (nella foto) dobbiamo gridare a gran voce in tanti che da questo Ordine ce ne andiamo! Perché un Ordine professionale che per i cittadini ormai è solo una delle caste di questo paese ha una sola forza nelle sue mani: l’etica dei comportamenti. Il ritorno ad un’etica professionale forte, esplicita, volutamente sottolineata, sarebbe l’unico modo per ridare un senso a un organismo privo ormai di valore e di significato e di riavvicinare la nostra categoria al suo unico autentico editore che è il cittadino che legge, che sceglie il suo giornale, il suo telegiornale, la sua radio, i suoi siti web.
Personalmente potrei scrivere a lungo contro i provvedimenti sulla pubblica amministrazione proposti da Marianna Madia, e questo sarebbe fare giornalismo. Ma l’oscenità di quelle pagine, l’obiettivo dichiarato di fare di qualsiasi dettaglio una pagina di fango, il non rispetto assoluto si una legge sulla privacy che quando fu varata ci pose ai vertici della correttezza etica in Europa, è una di quelle gocce che fanno traboccare il vaso. E non è solo una questione di sessismo e di ulteriore attacco alla differenza di genere, che pure è stata una forma di degrado del giornalismo degli ultimi venti anni, è un problema prettamente professionale: quelli di CHI che lavorano così io e migliaia di noi non li riconosciamo più come colleghi. L’Ordine ne prenda atto e faccia semplicemente il suo dovere.
