***da articolo 21, 4 luglio 2014 – L’Unità ha un mese di vita: se entro la fine di luglio non si manifesterà un’offerta di acquisto solida, credibile, che salvaguardi la testata e i suoi lavoratori, il fallimento non sarà più un rischio ma una certezza. Questo è il quadro drammatico che è emerso dall’incontro di ieri con i liquidatori, a cui diamo atto di grande professionalità e sensibilità alle ragioni dei lavoratori”. Così scrivono in una nota il cdr e la Rsu del quotidiano “l’Unità” che oggi non sarà in edicola in segno di protesta per “impegni non mantenuti”.
“Noi – continua la nota – abbiamo un mese di vita, voi non avete più alibi. Non li ha il socio di riferimento Matteo Fago, che è venuto meno agli impegni presi con i dipendenti, mettendo anche a rischio la continuità aziendale. Ma non hanno più alibi neanche gli altri soci della Nie, Renato Soru, Maurizio Mian e Maria Claudia Ioannucci, che negli anni hanno contribuito alla dismissione del giornale, con scelte scellerate. Non hanno più alibi tutti quelli che a parole si sono detti pronti a salvare la testata fondata da Antonio Gramsci. Se è davvero così, non c’è più tempo da perdere: bisogna agire ora.
I lavoratori rivendicano con orgoglio di aver combattuto in difesa non solo dei posti di lavoro, ma per la vita di quello che resta un grande giornale della sinistrara. Abbiamo garantito la presenza in edicola del giornale anche senza ricevere da mesi gli stipendi. La redazione ha rinunciato per quasi due mesi a firmare gli articoli.
Oggi entriamo in una nuova fase, sapendo che il tempo ci è nemico.
Domani (oggi, ndr) il giornale non sarà in edicola, perché a fronte di impegni che restano inevasi lo sciopero era inevitabile. Martedì prossimo organizzeremo a Roma un incontro pubblico a sostegno della nostra battaglia di libertà. Agli organizzatori delle Feste dell’Unità chiediamo uno spazio per denunciare la situazione del giornale e raccontare il senso della nostra lotta. Mentre si organizzano le Feste dell’Unità si sta prefigurando «la festa all’Unità». Noi faremo di tutto perché ciò non avvenga. E voi?”
Articolo21 esprime solidarietà a Cdr e Rsu del quotidiano. “Chiunque abbia a cuore le sorti dell’Unità – affermano Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21 – la sua autonomia editoriale e la tutela di un patrimonio della cultura e della politica italiana non può che condividere le richieste avanzate dal Cdr e dalle Rsu di questo quotidiano, che ha fatto delle battaglie per la libertà di espressione e per la legalità un tratto distintivo e inconfondibile della sua storia”.
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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