
(ANSA) – FIRENZE, 2 NOV – Una lettera aperta, firmata da 11 giornalisti freelance italiani, e’ stata consegnata da qualche giorno al Pontefice, Papa Francesco. Tema: le condizioni “di sfruttamento e mancanza di tutele in cui versano in Italia la maggior parte dei giornalisti lavoratori autonomi”.
“Secondo dati ufficiali, sono oggi il 60% di quelli attivi, a fronte di un 40% con contratti da dipendenti”, spiegano gli undici firmatari, tutti membri della Commissione nazionale Lavoro autonomo della Fnsi, il sindacato dei giornalisti italiani.
I giornalisti precari si richiamano “ai ripetuti interventi del Pontefice sulla dignita’ del lavoro e i drammi della disoccupazione, evidenziando a Papa Francesco come i giornalisti non dipendenti versino in maggioranza in condizioni di grave precarieta’ e sfruttamento economico: articoli e servizi spesso retribuiti con 5, 10 o 15 euro lordi (ma a volte anche 1 euro), con spese, contributi e rischi a carico. Quasi il 70% degli giornalisti non dipendenti (sempre secondo i dati ufficiali della categoria) guadagna meno di 10 mila euro lordi l’anno e il 49% meno di 5 mila. E questo perche’ le retribuzioni vengono stabilite unilateralmente dai datori di lavoro“.
I firmatari della lettera “apprezzano i moniti di Papa Francesco sulle problematiche del lavoro, e sono impegnati a loro volta per l’attuazione della legge sull’equo compenso dei giornalisti non dipendenti”.
Da qui l’appello al Pontefice affinche’ li aiuti “a far capire a tutti i cittadini e alle istituzioni, spesso sorde, che in Italia i giornalisti lavoratori autonomi sono in larga parte tutt’altro che dei privilegiati”, e che dev’essere rispettata la loro “dignita’ di lavoratori, che hanno diritto a un presente e a un futuro di vita personale”.
Perche’, concludono, “difendere la dignita’ della professione giornalistica, in tutte le forme in cui viene esercitata, e’ difendere anche la dignita’ e la liberta’ dell’informazione in questo Paese”.
Nel Rapporto di Lsdi il ‘’Che fare?’’ secondo i responsabili dei vari istituti della categoria
Riaprire il mercato del lavoro stabilizzando almeno 3-4.000 precari. E’ l’ obbiettivo che , secondo Paolo Serventi Longhi – ex segretario generale della Fnsi e vicepresidente dell’ Inpgi – deve porsi la Federazione della stampa, il sindacato dei giornalisti italiani, per cominciare ad uscire dalla terribile tempesta che continua ad abbattersi sulla professione giornalistica nel nostro paese.
Insieme agli interventi dei responsabili degli enti di categoria del giornalismo italiano (Andrea Camporese, Inpgi; Daniele Cerrato, Casagit; Enzo Iacopino, Ordine; Giovanni Rossi e Franco Siddi, Fnsi) , il Rapporto di Lsdi sulla professione che viene pubblicato (e presentato) martedì prossimo 5 novembre, ha raccolto quest’ anno alcuni ulteriori punti di vista.
Oltre a un’ ampia intervista a Serventi Longhi, la sezione del Rapporto che si intitola ”Che fare?”, presenta anche la voce del lavoro autonomo organizzato, con un intervento di Maurizio Bekar, responsabile della specifica Commissione della Fnsi.
Che lancia nuovamente l’ allarme: attenzione – dice in sintesi – le condizioni del lavoro dei liberi professionisti e dei parasubordinati in Italia sono una componente deflagrante della situazione e bisogna, assolutamente, passare al più presto dalle analisi alle buone pratiche.
Come? Sulla base della sua lunga esperienza sindacale, Serventi Longhi è molto chiaro: ”Garantire ai giovani che sono fuori o ai margini delle redazioni contratti a tempo indeterminato con le stesse condizioni (salario, progressione di carriera, tutele normative, ecc.) di coloro che vivono e lavorano con rapporti di lavoro stabili e garantiti. Non si tratta di togliere ai secondi per dare ai precari ma di trovare una soluzione contrattuale che offra prospettive serie ai nuovi giornalisti. Due, tre, quattromila stabilizzati in più, anche con strumenti più flessibili, consentirebbero di riaprire un mercato del lavoro oggi bloccato”.
